Conciliazione vita-lavoro: 7,5 milioni per la nuova certificazione delle imprese
La conciliazione tra vita privata e lavoro sta passando dalle dichiarazioni di principio a sistemi organizzativi verificabili. Dal 21 settembre 2026 le imprese possono presentare domanda per il bando dedicato alla certificazione UNI/PdR 192:2026, con risorse complessive pari a 7,5 milioni di euro. Per le PMI il tema è interessante non soltanto per il contributo disponibile, ma perché porta welfare, organizzazione e gestione delle persone dentro un percorso strutturato.
Cosa prevede il bando
Unioncamere ha comunicato il 22 settembre che l’iniziativa, promossa insieme al Dipartimento per le Politiche della Famiglia e al Dipartimento per le Pari Opportunità, punta a portare 1.000 imprese alla certificazione nell’arco di un anno. Le risorse finanziano sia l’assistenza tecnica e l’accompagnamento gestionale sia i costi della prima certificazione. Il contributo per la certificazione varia in funzione della dimensione aziendale e può arrivare fino a 12.000 euro per impresa.
Non è soltanto una misura di welfare
Per ottenere valore dal percorso occorre evitare di considerarlo come una semplice agevolazione. La conciliazione incide sulla progettazione dei ruoli, sulla gestione degli orari, sulla continuità operativa, sulla responsabilizzazione dei responsabili e sulla capacità di trattenere competenze. Una politica utile deve quindi essere compatibile con processi, carichi di lavoro e caratteristiche reali dell’impresa.
Il test di autovalutazione
L’accesso alle agevolazioni richiede il superamento di un test di autovalutazione online, pensato per misurare il livello di maturità dell’organizzazione sui temi della conciliazione. Questo passaggio suggerisce un approccio utile anche indipendentemente dal bando: prima di introdurre nuove politiche HR è opportuno fotografare procedure esistenti, bisogni delle persone, responsabilità interne e indicatori disponibili.
Cosa dovrebbe fare una PMI prima di presentare domanda
Il primo passo è verificare l’organizzazione reale: organigramma, ruoli, modalità di sostituzione, flessibilità degli orari, lavoro per obiettivi, procedure di rientro e strumenti già utilizzati. Il secondo è individuare le misure sostenibili nel tempo. Il terzo è definire indicatori che consentano di verificare risultati e criticità. La certificazione ha maggiore valore quando formalizza un sistema che l’azienda è realmente in grado di applicare.
Tempi e opportunità
Le domande vengono valutate con procedura a sportello in ordine cronologico e i percorsi ammessi dovranno concludersi entro il 30 giugno 2027. Per le imprese interessate è quindi utile effettuare rapidamente una verifica preliminare dei requisiti e, soprattutto, capire se il percorso può inserirsi in un progetto più ampio di organizzazione, retention e valorizzazione delle competenze. In questa prospettiva, la conciliazione vita-lavoro smette di essere una misura accessoria e diventa una leva di gestione aziendale.
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